Rae Senarighi: l’ arte oltre il genere

Quando noi di Anestetico Urbano abbiamo iniziato a lavorare al progetto della mostra urbana Beyond the Transition (“Oltre la transizione”), abbiamo voluto iniziare proprio dalle voci della comunità trans per affrontare tutti gli aspetti istituzionali, emotivi e ordinari dell’esperienza trans. 

Ad un certo punto della ricerca di artisti transgender dal profilo internazionale, mi sono imbattuta in un video che ha catturato la mia attenzione: un giornalista di Netflix intervista diversi attori e attrici transgender mentre, al di là di una pesante e spessa tenda di velluto nero, l’artista Rae Senarighi, coperto di colore fino ai gomiti, dipinge ritratti tra i più intensi e vibranti che abbia mai visto (https://www.youtube.com/watch?v=bhk6QJDMIDo). 

Proseguendo con le nostre ricerche, è emerso il profilo di un artista implacabile, di un attivista appassionato, di un uomo trans sopravvissuto al cancro che mette a disposizione del prossimo tutto sé stesso affinché la comunità trans riveda in sé ciò che la caratterizza da sempre: coraggio, resilienza, giustizia, e la forza di coloro che affrontano qualunque ostacolo per poter abbracciare il sogno di essere finalmente sé stessi.

L’obiettivo di Rae, come artista, uomo trans e attivista, è raccontare le storie delle persone transgender e non binarie diffondendole attraverso l’arte visiva. Il rispetto per la comunità trans e non binaria si può raggiungere attraverso l’ascolto e la comprensione. Come dice lo stesso Rae, «la comunità trans e non binaria ha una grande lezione da insegnare, ma per poterlo fare deve prima essere VISTA».

Quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente ispirato e perché?

Il mio lavoro è stato fortemente influenzato da tutta una serie di artisti neri che vedo lavorare allo sviluppo di una rappresentazione accurata e celebrativa della comunità nera. Artisti come Kehinde Wiley, Harmonia Rosales, Amy Sherald e Titus Kaphar. Le mie opere sono una risposta diretta alla grande mancanza di rappresentazione della comunità trans e non binaria nel mondo dell’arte e all’interno dei musei. Vedo questi artisti fare la stessa cosa che sto cercando di fare io e riuscire ad ampliare la rappresentazione della loro comunità. L’uso del colore nei miei dipinti è stato influenzato da artisti attivi oggi come Thomas Evans e Okuda San Miguel e da movimenti artistici storici come il fauvismo.

Cos’è per te la diversità? E quanto è importante preservare il diritto di “essere diversi” al giorno d’oggi?

Avere rappresentazioni diverse è incredibilmente importante per me. Come dice il proverbio << un bambino non può diventare ciò che non può vedere>>. È di fondamentale importanza mostrare la grande diversità che caratterizza l’esperienza umana. Le nostre esperienze come esseri umani, le nostre espressioni attraverso il genere o l’arte o una miriade di altre cose SONO diverse. E l’eventuale mancanza di rappresentazione per questa diversità reca un vero e proprio danno a tutti noi.

I tuoi ritratti hanno principalmente protagonisti transgender. Quanto i social network ti hanno aiutato nel portare avanti il tuo lavoro? 

Il mio lavoro non sarebbe praticamente possibile senza l’avvento dei social media. Sono un artista indipendente e autofinanziato e, anche se mi piacerebbe viaggiare per il mondo e scattare foto ai soggetti su cui vorrei lavorare, non ho ancora la capacità economica per farlo. Quindi faccio molto affidamento sulle fotografie esistenti e sono riuscito a mettermi in contatto con quasi tutti i miei soggetti attraverso l’uso dei social media. Questo mi ha permesso di dipingere gente di tutto il mondo che vive apertamente la propria vita e racconta le proprie storie in modi unici.

Come immagini il futuro della comunità LGBTQIA+?

La mia speranza per il futuro della comunità LGBTQIA+ è che riusciamo a continuare ad ampliare e migliorare sempre più il nostro modo di capire chi siamo. C’è ancora una grande parte della nostra comunità che sta lottando per riuscire a sopravvivere e uscire da una condizione di miseria. È indispensabile affrontare il problema del razzismo e delle modalità con cui le questioni sistemiche del razzismo aggravano tutte le altre questioni legate ad omofobia, bifobia, transfobia, ecc. Dobbiamo fornire molto più sostegno e risorse a coloro che sono maggiormente colpiti da questi sistemi di oppressione. Le donne transessuali nere e le donne non binarie rischiano molto più di altre di subire violenza, discriminazione per quel che riguarda l’assistenza sanitaria e la ricerca di una casa, oltre ad avere un accesso limitato alle pari opportunità lavorative. Non c’è liberazione per la comunità LGBTQIA+ senza liberazione dei più vulnerabili tra noi. Voglio creare un mondo in cui le mie sorelle trans nere siano libere di vivere la propria vita a pieno, con tutte le opportunità di accesso a tutto quello a cui il mondo bianco e cisgender ha accesso. Voglio che l’aspettativa di vita delle donne trans nere sia di oltre 90 anni (invece degli attuali 35 anni, che è tragico e terrificante)! Come comunità, dobbiamo continuare a lottare per i diritti di TUTT* gli appartenenti alla nostra comunità in ogni Paese e in ogni città.

Noi apprezziamo molto il tuo costante lavoro come attivista e crediamo che quanto più gli artisti sono coinvolti nella lotta per i diritti umani, tanto più il messaggio risulta potente. Nel tuo caso l’arte è sempre stata così connessa alla lotta politica?

Ho cercato per tutta la vita modi per usare la mia arte a beneficio delle comunità di cui faccio parte. Quando avevo vent’anni ho creato uno spettacolo sui crimini d’odio qui negli Stati Uniti. Dopo aver dipinto i loro [delle vittime, N.d.R.] volti su grandi pannelli di legno, ho scritto a mano le loro storie sui dipinti ed è stato uno dei lavori più difficili che abbia mai fatto, trascorrendo la maggior parte del mio tempo a dipingere in lacrime. 

Ho anche realizzato una serie di ritratti di miei amici LGBTQ incorporando, nei ritratti realizzati con gessi, le parole che avevano scelto per raccontarsi. Poco dopo questi due spettacoli, sono tornato a scuola per laurearmi in Graphic Design e ho trascorso molti anni focalizzandomi sull’arte commerciale. Per circa dieci anni sono stato un illustratore scientifico e questa esperienza di disegno e illustrazione dei meccanismi interni del corpo umano è stata un modo straordinario di esplorare i pattern della natura e ha sensibilmente trasformato l’approccio al mio lavoro da ritrattista. In quel periodo mi sono preso una pausa dalle belle arti e ci sono tornato dopo essere sopravvissuto al cancro, nel 2015.

Che pensi delle “etichette”? Credi che sia ancora necessario usarle per evitare confusione o le ritieni un concetto superato e superabile?

Le etichette sono in continua evoluzione perché la nostra lingua cambia e si evolve continuamente. Penso che le etichette siano qualcosa che gli umani creano e usano per dare un senso al mondo. Vogliamo categorizzare le cose per capire come interagire con queste. Quindi, anche se a volte le etichette possono risultare limitanti e/o obsolete, sono comunque legate ad un processo di narrazione che le nostre menti usano per aiutarci a comprendere il mondo e il nostro posto in esso.

Ci sono stati episodi di discriminazione legati al contenuto delle tue opere, sia riguardo ai concetti sia ai personaggi che rappresentano? 

Ho ricevuto alcune reazioni negative, commenti di troll e simili sulle mie pagine social, ma mi sono reso conto che il più delle volte questo avviene quando pubblico qualcosa sulla mia storia privata, piuttosto che direttamente sulle immagini dei miei dipinti. Ho anche viaggiato molto portando con me queste opere, ricevendo per lo più reazioni molto positive. Anche le persone che potrebbero non “comprendere” l’esperienza transgender e non binaria sembrano interessate a farsi coinvolgere dalle opere e ad impararne di più. Il mio lavoro vuole essere una “porta”. Voglio che le persone vedano queste immagini e comprendano la nostra umanità. In caso poi le persone vogliano saperne di più sui soggetti rappresentati, inserisco i loro contatti social in modo che la gente possa affacciarsi e iniziare a conoscere le loro storie passando direttamente alla fonte. Il mio modo di raccontare storie è attraverso i miei dipinti. E poi sento che è giusto farmi da parte e permettere alle persone di raccontare le proprie storie a modo loro. Raccontare storie è il percorso attraverso il quale si può comprendere sé stessi e aiutare gli altri a capirci.

Come scrivi in bio tu vivi a Madison, in Wisconsin. Hai mai vissuto in piccoli paesi? E ti sei mai sentito in pericolo o hai avuto mai timore per la tua famiglia?

Sono cresciuto in una piccola città chiamata Missoula, nel Montana, quindi essere a Madison mi è familiare. All’inizio dei miei 20 anni mi sono trasferito nella grande città di Seattle (Washington) e successivamente a Portland (Oregon), entrambi luoghi abbastanza liberali e aperti. Ci siamo trasferiti a Madison da poco [con sua moglie e i suoi bambini, N.d.R.]. Ricordo com’era partecipare alle marce Pride in Montana da adolescente e, a volte, mi sono sentito decisamente spaventato. Dico “marcia” (Pride march), perché è sempre stata molto più una manifestazione di protesta che una sfilata (Pride parade), proprio come quando si teneva la celebrazione del Pride a Great Falls (Montana), che è una città molto piccola. C’erano solo poche centinaia di noi per il Pride dell’intero Stato. Quando poi il Pride si è tenuto nella mia città natale, Missoula, che è una grande città liberale per il Montana, ci è sembrato molto più sicuro, anche se quella sensazione di ipervigilanza non scompariva mai. Anche in una grande città liberale come Portland ci sono gruppi di “Proud Boys” (un gruppo razzista suprematista bianco) e vari altri gruppi che hanno causato danni alla nostra comunità e, dal 2016, i crimini di odio sono aumentati qui negli Stati Uniti.

Come padre transgender, come descriveresti la relazione con gli altri genitori cisgender e non-LGBT+?

Sono un sopravvissuto al cancro e ho dovuto abbandonare la terapia ormonale sostitutiva (HRT) per poter proseguire con il trattamento raccomandato per il cancro (che ho bisogno di seguire per dieci anni). Quindi il mio corpo è tornato alla forma in cui era prima di iniziare la terapia ormonale. Detto questo, la maggior parte degli estranei sbaglia a definire il mio genere e mi scambiano per una donna lesbica. I miei figli sono ancora piccoli, ma leggo confusione soprattutto sul viso del mio bambino di tre anni, quando questo accade, perché per lui sono Papà. Sono sicuro che questo diventerà sempre più evidente man mano che i miei figli diventeranno più grandi. Ma teniamo conversazioni già molto aperte (appropriate per la loro età) su questi temi. Abbiamo molti amici che sono genitori LGBTQIA+ ed è bello essere circondati da una comunità di supporto, ma non mi riscopro così estroverso quando sono con genitori eterosessuali e cisgender. Sono sempre amichevole, ma non insisto per avviare conversazioni a causa delle tante idee sbagliate (ancora molto diffuse) sull’identità di genere. Tendo a cercare di capire le loro reazioni nei miei confronti prima di impegnarmi molto. Penso si tratti di un mio impulso protettivo che emerge in queste circostanze.

I tuoi lavori sono ritratti potenti e vibranti di persone transgender e le palette che scegli sembrano riflettere perfettamente questo senso di vitalità e sogno ma rappresentano anche la forza, l’orgoglio e il coraggio di questa comunità. Che ruolo ha avuto l’arte nel tuo percorso di conoscenza e accettazione di te stesso?

L’arte è stata parte integrante della mia vita da quando ne ho memoria. Mia madre era un’artista e, fin da piccolo, ho potuto guardarla e imparare da lei. L’arte è stata sempre l’unica cosa su cui potevo contare. Non so cosa farei senza l’arte perché è sempre stato letteralmente l’unico modo attraverso il quale posso esprimermi, anche quando parole o altri modi di esprimere sé stessi possono non riuscire così naturali. Ho fatto molta pratica attraverso gli autoritratti e, guardando indietro a quei lavori, rivedo tutti i temi riguardo il genere e l’esplorazione di sé emergere e mostrarsi.

Cosa diresti ai ragazzi e alle ragazze che stanno decidendo di affrontare il percorso di transizione?

Direi questo: fidati del tuo intuito. Nessun altro può dirti chi sei. Trova il modo di fare silenzio dentro di te e fidati di ciò che senti. Mi piace fare passeggiate o meditare. Ho anche fatto molta terapia e ti raccomando di avere qualcuno di cui ti fidi per elaborare queste domande e questi sentimenti. L’altra cosa che voglio dire a ogni persona trans e non binaria è questa: tu sei bella e completa e sacra. Proprio adesso. In questo momento. E anche mentre attraversi fasi di cambiamento (e/o transizione), devi amarti e devi farlo OGGI. Può essere difficile da fare quando ci si trova in un corpo che potrebbe non corrispondere a ciò che sappiamo essere vero all’intero di noi stessi. 

Va bene avere degli obiettivi. Avere obiettivi è naturale ed è ciò che facciamo noi umani! Ma ti garantisco che una volta raggiunti gli obiettivi che hai fissato oggi, ti imporrai nuovi obiettivi! E anche questo va bene. 🙂 Ma, per favore, non aspettare “un giorno” per iniziare ad amare te stesso. Va bene cambiare il tuo corpo, se è necessario o se lo desideri. Ma devi amarti ATTRAVERSO tutti questi cambiamenti. Oggi devi amarti. E riprovaci anche domani. Voi siete bellissime/i. Siete complete/i. Siete sacre/i. Non dimenticatelo mai.

Proprio in questo periodo negli Stati Uniti diverse rivolte, causate da violenza e discriminazione, imperversano in tutto il paese. Essere emarginati e discriminati produce spesso reazioni violente in modo proporzionale alle azioni che le hanno originate. Ci sono state volte nella vita in cui hai lasciato che questi sentimenti prevalessero?

Sono stato decisamente reattivo alle ingiustizie nella vita, sia che accadessero direttamente a me, sia che attaccassero le comunità che amo. Penso che la rabbia abbia uno scopo e possa aiutarci ad agire. Quando sono sopravvissuto al cancro, 5 anni fa, ho promesso a me stesso che 1) avrei creato arte per ME stesso ogni giorno (anche solo per dieci minuti) e che 2) le opere d’arte dovevano basarsi su un atto d’amore. Quindi molte volte mi ritroverò reattivo, arrabbiato e triste per le ingiustizie e la violenza che vedo. E lascio che questo mi colpisca e mi aiuti a capire il mondo. Dopo provo a incanalare quelle emozioni nelle mie opere in uno di questi due modi: 1) continuando a lavorare sulla mia serie di ritratti (un processo lento), che si concentra sul SOLLEVARE la comunità ed è, di per sé, una reazione diretta all’oppressione affrontata dalla mia comunità; oppure 2) se mi sento bloccato sulla pittura, mi dedico a lavori tipografici. Creare parole o frasi è un modo molto più rapido di esprimermi e mi aiuta moltissimo quando mi sento particolarmente reattivo. È un modo di esprimersi molto più immediato.

Vorremmo farti molte altre domande, ma promettiamo che smetteremo di torturarti con la nostra curiosità, proprio con la nostra ultima domanda. Cosa vorresti suggerire a tutti i genitori con figlie/i trans e non-binarie/i?

Genitori di bambine/i non binare/i e transgender: il vostro sostegno influenza direttamente le loro capacità di sopravvivenza. Avere anche UN solo adulto che li supporta aumenta sensibilmente le loro possibilità di sopravvivere. D’altro canto, il rifiuto da parte della propria famiglia aumenta del 50% le probabilità di tentare il suicidio e/o abusare di sostanze stupefacenti! Vostro figlio o vostra figlia sono quello che sono. Non potete cambiare questo dato di fatto.

Spesso si assiste a reazioni negative di paura, vergogna o imbarazzo dei genitori quando notano che il/la loro bambino/a si mostra in qualche modo non conforme rispetto all’identità di genere. Ciò può indurre questi genitori a danneggiare i propri figli invece di sostenerli. Spesso temono che i loro figli possano essere feriti dagli altri, quando è il rifiuto dei loro stessi genitori ciò che li danneggia di più. 

Se ti importa di tua/o figlia/o, educa te stesso. Fai qualche ricerca. Cerca esperti in materia e trova qualcuno di ben informato con cui parlarne. Questo ti aiuterà a gestire le tue paure e a capire come sostenere al meglio tua figlia o tuo figlio. Garantire che la gente si riferisca a tuo/a figlio/a con il nome e i pronomi scelti è una cosa semplice, ma CRUCIALE, per poter creare un ambiente sicuro in cui poter crescere e prosperare. 

Per riassumere, per favore, amali solamente per quello che sono.

[N.B.: il testo è una traduzione dell’intervista originale in inglese, disponibile sempre sul nostro sito impostando la lingua di lettura in inglese (in alto a destra). Purtroppo, tradurre in italiano i termini che si riferiscono ai figli senza definire il genere è complicato soprattutto perché in inglese bambino/a è riportato da Rae sempre come child/kid (entrambi termini neutri). In alcuni casi, e nei limiti di quanto ci è sembrato adeguato a una lettura fluida, abbiamo inserito l’asterisco (*) oppure abbiamo riportato entrambi i generi (bambine/i, ad esempio). Solo in pochi casi abbiamo mantenuto il plurale “figli” (che in italiano è forzatamente maschile). Il motivo della nostra scelta risiede nella convinzione che grazie a tale stratagemma si possa stimolare la riflessione sulla tematica del “genere” (inteso come insieme di caratteristiche culturali e sociali relative all’appartenenza al genere femminile o maschile).]

Le immagini sono di proprietà dell’artista: https://www.raesenarighi.com/.

Stampe delle opere di Rae Senarighi sono disponibili sul suo sito personale: https://www.raesenarighi.com/queerartprints/aodhn

Facebook: https://www.facebook.com/transpainter/

Instagram: https://www.instagram.com/transpainter/?hl=it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *